Archivi Mensili: luglio 2014

È la terza volta che ci spengono. Ma non ci fermiamo

2717570571L’Unità chiude di nuovo. Era accaduto nel luglio del 2000 e restò via dalle edicole per otto mesi. Ora succede un’altra volta e non sappiamo se e quando ritornerà dai suoi lettori. E già questa incertezza la dice lunga su come viene gestito il presente e il futuro, se ce ne sarà uno, di questo giornale che deve sospendere le pubblicazioni ma non ha nessuna intenzione di morire, come dimostrò durante gli anni del fascismo, quando riuscì a sopravvivere diciassette anni di clandestinità: stampato in fretta e di nascosto, persino scritto a mano pur di continuare a far sentire la propria voce nell’Italia dei manganelli e dell’olio di ricino. O quando il 24 marzo 2001, contro ogni pronostico e fatto unico al mondo (i giornali che a volte ritornano di solito durano poco) si ripresentò con forza in edicola ritrovando subito la sua voce e il suo spazio. L’Unità chiude di nuovo perché anche ieri, come da troppo tempo, i soci della Nie, la società che edita il giornale e che da un mese è entrata in liquidazione, si sono riuniti in assemblea ma non sono riusciti a trovare un accordo, anche in virtù di un assurdo statuto che impone una maggioranza del 91% per prendere qualunque decisione, regalando un potere di veto che nemmeno al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Così anche se sul tavolo dei liquidatori c’era un’offerta avanzata dall’attuale socio di maggioranza (e, fatto non secondario, appoggiata dalle rappresentanze sindacali di giornalisti e poligrafici) il veto di qualcuno ha pesato più del progetto imprenditoriale di rilancio.

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Parliamo della sanità lombarda

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Il Pd porta in tour la propria proposta di riforma, in attesa che il libro bianco di Maroni prenda colore Prima Cremona e poi Lecco: il tour del Gruppo consiliare del Pd per spiegare la proposta di riforma della sanità lombarda, iniziato a metà luglio, procede con ottimi risultati. Gli operatori, gli amministratori e i responsabili locali della sanità del Pd hanno finora dato un ritorno positivo alle linee guida del progetto di legge definito dai consiglieri e dai funzionari in servizio al Pirellone. A Lecco, lunedì scorso, almeno 50 persone hanno raggiunto la sede territoriale della Regione per ascoltare l’illustrazione fatta da Carlo Borghetti, con Luca Gaffuri e il capogruppo Enrico Brambilla, mentre a fare gli onori di casa era Raffaele Straniero. Almeno quindici gli interventi a commento e di merito. Come in ogni territorio è scattata una domanda sul destino degli ospedali minori, che i cittadini non vogliono perdere. La proposta del Pd è di riorganizzare la rete, concentrando l’alta specializzazione in pochi centri, e di distinguere tra pochi “ospedali di riferimento”, ad alta intensità di cura, “ospedali di territorio”, a media intensità di cura, e “presidi di comunità”, molto diffusi, con posti letto e day hospital per le cure meno complesse. Il tutto in un sistema che si prende cura della persona e che non ragiona più sull’erogazione di cure puntuali a esigenze puntuali. “Oggi una persona esce dall’ospedale e si trova sola – ha spiegato Borghetti -, perché nella sanità lombarda le cure ospedaliere sono state separate dall’assistenza sociosanitaria. Occorre riunirle, identificando un soggetto, che per noi è l’azienda sociosanitaria territoriale, l’Asst, che fa la regia, di concerto con i comuni”. Infatti, uno dei punti cardine della riforma del Pd è l’integrazione tra sanitario, sociosanitario e sociale. Sembra esserlo anche il libro bianco di Maroni, che contiene le linee guida della sua idea di riforma, “ma in realtà contiene ancora filoni separati – ha aggiunto Borghetti – e anziché semplificare crea un’azienda in più”. Tuttavia la presentazione di una bozza di intenti di riforma da parte del governatore è vista con apprezzamento dal capogruppo Brambilla: “Maroni ha riconosciuto ciò che noi diciamo da tempo, ovvero che la sanità lombarda ha molti punti di eccellenza, ma che necessita di una riforma. Noi abbiamo la nostra proposta e diamo il nostro contributo sperando che si possa arrivare a superare i limiti di un sistema troppo costoso per i cittadini – che pagano i ticket più alti d’Italia e spesso devono ricorrere ai privati per visite ed esami per cui dovrebbero attendere troppo a lungo – e troppo condizionato dalle nomine politiche. Nella proposta della Giunta, un libro bianco secondo noi troppo bianco, ci sono evidenti contraddizioni, che lasciano pensare che non ci sarà una correzione di rotta rispetto allo squilibrio in favore degli operatori privati che si nasconde dietro il principio della libertà di scelta del cittadino”. Il progetto di legge sarà depositato a giorni, mentre il tour ripartirà a settembre. Per l’approdo in commissione della riforma, invece, dovremo attendere che la maggioranza trasformi in atti il libro bianco.

Vitalizi, c’è l’accordo

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A settembre in commissione una legge per cambiare anche quegli degli ex Dopo la cancellazione dei vitalizi, avvenuta ormai due anni e mezzo fa grazie all’iniziativa, è sempre bene ricordarlo, del Partito democratico, il Consiglio si appresta a riformare anche quelli percepiti dagli ex consiglieri. Il meccanismo di calcolo del vitalizio è infatti rimasto di carattere retributivo, cioè non parametrato ai contributi realmente versati. Su questo punto il Pd da tempo, da quando è stato istituito il tavolo di lavoro sui costi della politica, insiste perché si intervenga con un procedimento legislativo, mentre una parte consistente della maggioranza, primo tra tutti il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo, era per un accordo con gli ex consiglieri che prevedesse di fatto una loro rinuncia volontaria a una parte dell’assegno mensile. Dopo settimane di stallo l’accordo è stato raggiunto tra tutte le forze politiche, 5 Stelle compresi: la legge si farà, sarà presentata mercoledì 30 luglio e sarà approvata dall’Aula, questo è l’impegno, entro la fine di settembre. Questi i punti concordati: 1) l’innalzamento dell’età dagli attuali 60 anni a 66 anni e comunque collegata all’aspettativa di vita secondo i parametri previsti per i lavoratori della PA; 2) una riduzione attuata attraverso scaglioni progressivi di riduzioni percentuali, salvaguardando gli importi di minore entità per chi si trova in assenza di altri redditi e per le posizioni di reversibilità (vedove); 3) Le stesse riduzioni verranno applicate anche ai vitalizi futuri, per coloro che in passato hanno maturato il diritto ma non hanno ancora raggiunto l’età per ottenere il beneficio; 4) Per evitare che i risparmi vengano incamerati dalle casse statali, come disposto da una legge nazionale, le riduzioni verranno destinate a un “fondo di solidarietà” che avrà validità fino al termine della legislatura e potrà essere prorogato. A settembre, dunque, la parola passa alla commissione affari istituzionali.