Politicamente social!


Ormai è evidente come i social network, in particolar modo Facebook, siano diventati un potente strumento messo a disposizione della politica.

Quante volte infatti sentiamo al telegiornale che ministri, Presidente del Consiglio ma anche semplici parlamentari, per non parlare poi dei segretari dei vari partiti politici, annunciano le ultime novità attraverso i loro canali di comunicazione web.

Facendo un passo di lato alla mera strumentalizzazione di parte del discorso in questione, mi piacerebbe riflettere sul cambiamento che negli ultimi anni i social hanno portato nel nostro modo di apprendere e interpretare le varie notizie.

Partiamo con un po’ di statistiche relative alla fascia di utenti che in Italia frequentano la creatura del nostro fidato Mark Zuckerberg…

Un interessante studio condotto da Vincenzo Cosenza, blogger nonché collaboratore di famose testate giornalistiche in materia di comunicazione e social media, denota un evidente allontanamento da parte dei giovani, in particolare gli under 18, a favore di un sempre più crescente utilizzo del social da parte degli over 35.
(Per informazioni ulteriori in merito a questa analisi, vi allego il link al sito: http://vincos.it/2018/08/16/facebook-in-italia-31-milioni-di-utenti-giovani-50/ )

Proprio la tendenza al disinteresse da parte dei cosiddetti “nativi digitali”, contrariamente a chi solo negli ultimi anni è entrato a far parte della “rivoluzione social”, ha fatto sì che inesperienza e poco controllo siano stati e sono tutt’ora la culla perfetta per il proliferare di fenomeni come fake news e odio incontrollato tra i vari utenti con commenti che molte volte purtroppo raggiungono livelli veramente bassi.
Possiamo quindi considerare Facebook come la nuova piazza, dove ognuno può liberamente esprimersi sfogando ossessivamente sulla tastiera le proprie idee, senza tener conto le regole del bon-ton che si userebbero in un rapporto reale.
Sul web, per chi ancora non lo sapesse, esistono regole per la “civile convivenza”, raccolte sotto il nome di NETIQUETTE!

Ognuno non è più libero quindi di esprimere la propria opinione senza che decine e decine di utenti passino all’attacco senza magari neanche capire quale fosse in realtà il messaggio dell’autore.

Questo fenomeno prende il nome di analfabetismo funzionale, in merito al quale l’Italia vanta un primato negativo con un’altissima percentuale di casi, come ci riporta questo articolo dell’Espresso risalente a marzo dello scorso anno. (http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854)

Capite quindi come, data l’altissima percentuale di questi soggetti, sia facile mettere in rete qualsiasi tipo di notizia, vera o falsa che sia, accompagnandola con un titolo accattivante e ottenendo un elevato numero di like e condivisioni.

E’ innegabile a questo punto il perfetto e finora ineguagliabile lavoro di squadra compiuto dal social team di Matteo Salvini, il quale, oltre ad aver portato la Lega ad essere il primo partito secondo i sondaggi, sta continuando giorno dopo giorno ad ottenere sempre più consenso.

“E allora il PIDDI’?”

Giusto! Domanda lecita…

Dal punto di vista della comunicazione a livello social c’è ancora molto da lavorare, la gente oramai vuole avere notizie brevi, meglio se per via grafica, in modo da riuscire in un battito di palpebra a memorizzarle e a parlarne, commentarle e condividerle sul proprio diario.

I muri di testo, compreso questo pensiero, non sono di certo adatti alla massa ma solo a chi vuole andare fino in fondo a quello che legge, verificando le fonti e mantenendo costantemente il dubbio che non sia una notizia falsa o ingigantita a scopo propagandistico, come del resto all’ordine del giorno durante la scorsa campagna elettorale.

Ovviamente tutto non si risolve migliorando la comunicazione, ultimamente infatti la coesione interna si è indebolita e dalle fila del partito capita di leggere sui social commenti e prese di posizione differenti, creando solo confusione.

La differenza con la Lega di Salvini è che la sua è l’idea centrale e, almeno pubblicamente, nessuno dei suoi compagni di partito osa contraddirla.

Questo apparente senso di sicurezza è percepita fortemente anche dagli elettori.

Con questo panorama bisogna trovare quindi la giusta strategia per ripartire e riacquistare la fiducia persa offrendo un servizio leale e basato su notizie vere, proposte fattibili e una linea programmatica che si può costituire giorno per giorno partendo anche da un post o da un tweet, a patto che sia condiviso da tutti e non solo su Facebook.

Luca Brunoldi

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