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La vera Bolognina è quella di Renzi

Nel 1989 il Pci avrebbe dovuto ammettere che Craxi aveva ragione e che l’ideologia comunista non aveva più nulla da dire al secolo nuovo. È accaduto solo oggi, venticinque anni dopo

All’epoca dei fatti – l’autunno del 1989, venticinque anni fa – la “svolta” di Occhetto esplose nel Pci come una bomba termonucleare: per molti fu un lutto immedicabile, da cui non si sarebbero mai ripresi; per altri fu l’aprirsi di una speranza poi andata delusa; per molti altri (la maggioranza) fu un espediente necessario per continuare a far politica dopo il crollo del Muro di Berlino.

A 25 anni dalla caduta del Muro Berlino guida l’Europa
Oggi molte cose sono cambiate, e l’avvento di Renzi alla guida della sinistra italiana si può anche leggere come lo scioglimento definitivo, reale e irreversibile del Pci, e dunque come l’inveramento storico della “svolta”. Ma quel gesto improvviso (e l’anno e mezzo di discussioni laceranti che ne seguiranno) restano ancora nella memoria come un punto di non ritorno: una dissolvenza, una fine – sebbene Occhetto parlasse allora di “nuovo inizio”. Continua leggere

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Radio3: ricorda Enrico

Berlinguer_EnricoLibro del giorno: Francesco Serra di Cassano, Tutta colpa di Berlinguer, Edizione il mio libro.it, circuito Repubblica, Espresso, Feltrinelli Immagine del giorno: Renato Guttuso (1911-1987), I funerali di Togliatti,1972, acrilico su tavola. In conduzione: Anna Menichetti.

Ascolta la puntata di Radio3 del 19 agosto 2014

L’Unità è Viva!! parola di Renzi

l'Unità è viva

L’Unità è viva. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci così titola nel suo ultimo giorno di uscita in edicola. Ultimo giorno, ma non ultimo numero, scrive il direttore Luca Landò. E nel momento forse più doloroso qualche spiraglio per la ripresa si apre. Dice infatti Bianca Di Giovanni, membro del comitato di redazione, nel corso di una conferenza stampa nella sede di via Ostiense – si affaccia Stefano Fassina, si fa vedere Piero Sansonetti, è presente il segretario dell’Fnsi Franco Siddi – che l’incontro di mercoledì con il presidente del Pd Orfini, il vicesegretario Guerini e il tesoriere Bonifazi «non è stato un passaggio formale». Un colloquio durato circa due ore nel quale i vertici del partito hanno fatto sapere che il Pd è al lavoro e che ci sono alcuni imprenditori interessati al quotidiano e al suo rilancio editoriale (dunque non solo come marchio scorporato dal resto). I tempi non sono dati, ma sono stretti: all’Unità sperano di poter avere qualche certezza per il giorno di chiusura a Bologna della festa nazionale dell’Unità, il 7 settembre. In ogni caso, sottolinea Di Giovanni, «vogliamo che sia garantita la storia del giornale e l’autonomia della redazione». Nel frattempo, dalla direzione Pd arrivano segnali incoraggianti. Non solo Orfini, ma lo stesso Renzi interviene in proposito: «Anziché stare a discutere sulle responsabilità del passato (il riferimento è alla polemica Bonifazi-Fago, ieri rinfocolata da Fago, ndr), dobbiamo fare una grande scommessa sul brand, sulle feste, così da avere una community dell’Unità», sapendo che «la priorità è partire dai lavoratori e dalle lavoratrici del giornale». E la direzione democratica approva poi un ordine del giorno proposto da Area riformista in cui si dice che il Pd si «impegna con la massima determinazione per una rapida ripresa delle pubblicazioni e il rilancio» del quotidiano. Ora il punto è capire non solo se, ma in che forma, con quale progetto editoriale e con quale organigramma (da oggi entrano in cassa integrazione circa 80 persone) la nuova Unità potrà rinascere. Al momento, comunque, l’unica proposta sul tavolo nota è ancora quella di Fago che, spiega Landò, ha manifestato l’intenzione di rilanciare quella bloccata martedì dagli altri soci, riveduta e corretta per far fronte alle disposizioni stringenti dei liquidatori, che però saranno in campo ancora per poco. Nelle more della domanda di concordato preventivo, infatti, a giorni il tribunale nominerà un commissario. Nei primi quattro mesi saranno ancora i liquidatori a vagliare in prima battuta le offerte per poi proporle al commissario. Dopo, con l’avvio della procedura fallimentare, lo farà il commissario sulla base di puri criteri contabili. Sicché potrebbe anche materializzarsi lo spettro dell’acquisto della sola testata (del solo marchio, appunto) con ovvie ricadute sui posti di lavoro. Per ora, comunque, l’Unità chiude i battenti, sito incluso. Del quotidiano e del suo rilancio si parlerà comunque alle feste dell’Unità, mentre si sta ragionando sulla possibilità di lanciare una proposta di azionariato popolare per l’acquisto della testata. Aspettando notizie, che potrebbero arrivare i primi di settembre.

fonte Europeo.it