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Parlare chiaramente

In Aula è andato il Ministro dell’Interno e ci andrà il Presidente del Consiglio. A loro spetta la responsabilità di illustrare i fatti. Già qualche settimana fa Letta ha chiesto a un ministro di farsi da parte. Sarà lui, che è il primo ministro, a decidere cosa sia più opportuno fare e se le spiegazioni offerte siano convincenti. Su questa partita aspettiamo cosa dirà Enrico Letta nella sede suprema, che è quella del Parlamento. Personalmente penso che in questi casi dire la verità sia l’arma più potente per un politico. Raccontare come sono andate le cose, assumersi le responsabilità, parlare con il linguaggio della chiarezza è un investimento di credibilità per l’oggi e per il domani. Sono certo che il nostro Presidente del Consiglio non mancherà di parlare chiaramente, qualunque strada decida di percorrere.
Così l’attuale premier quando c’era il premier di prima (il ministro è rimasto lo stesso). Tutto giusto, infatti ci saremmo aspettati che ieri Alfano spiegasse e, invece, si è concesso un intervento autocelebrativo senza rispondere – come gli è già capitato per il caso sopra richiamato – ad alcuna domanda. La mozione di sfiducia era scritta male e conteneva passaggi molto discutibili, ma ancora peggiore (anche perché inesistente) è stata la risposta di Alfano, che si è addirittura permesso di dire che non c’è alcuna discrepanza tra la versione di Zoro (per capirci) e la sua, nonostante le osservazioni di Carlo Bonini, tra le moltissime altre, dimostrassero esattamente il contrario. Per questo motivo, ho deciso di votare la sfiducia al ministro. Avevo atteso una settimana per conoscere l’opinione del premier in proposito, ma questa volta non ha avuto il risalto di quell’altra volta, diciamo così.

fonte http://www.ciwati.it

Gli ultimi provvedimenti

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Pd: Cuperlo rifiuta posto in Segreteria

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ROMA, 9 DIC – Matteo Renzi, a quanto si apprende, ha proposto a Gianni Cuperlo, nel faccia a faccia svoltosi nel primo pomeriggio nella sede del Pd, di esprimere un membro nella nascente segreteria. Ma l’ex sfidante, sconfitto alle primarie, ha preferito rifiutare, considerando la segreteria espressione operativa della guida del partito. Scelta diversa invece quella di Pippo Civati che, ad analoga offerta, ha proposto il nome dell’economista Filippo Taddei. (fonte ANSA)

 

Ha vinto il PD

La presentazione della segreteria

Segreteria PD. Tutti i nomi

renzi_segretario

Presentata la nuova segreteria del Pd a guida Matteo Renzi:

Luca Lotti (Organizzazione)
Stefano Bonaccini (Enti locali)
Filippo Taddei (Economia)
Davide Faraone (Welfare e Scuola)
Francesco Nicodemo (Comunicazione)
Maria Elena Boschi (Riforme istituzionali)
Marianna Madia (Lavoro)
Federica Mogherini (Europa)
Debora Serracchiani (Infrastrutture)
Chiara Braga (Ambiente)
Alessia Morani (Giustizia)
Pina Picierno (Legalità e Sud)

Lorenzo Guerini è il nuovo portavoce della segreteria.

“L’età media della segreteria è 35 anni”.

Approfondimenti su Europa

I risultati delle #Primarie 2013

intestazione

Circolo “Giorgio Amendola” 
seggio 4185 Olevano di Lomellina 1

CUPERLO

voti 21 (32,81%)

RENZI

voti 36 (56,25%)

CIVATI

voti 7 (10,94%)

TOTALE VOTANTI 64

Raccolti 120€  dalle sottoscrizioni di domenica 8 dicembre e versati alla Federazione Provinciale di Pavia

***

RISULTATI FEDERAZIONE PROVINCIA DI PAVIA

CUPERLO

voti 2.991 (15,97%)

RENZI

voti 12.782 (68,19%)

CIVATI

voti 2.931 (15,64%)

TOTALE VOTANTI 18.745

Per sapere i risultati di tutti i seggi pavesi: La Provincia Pavese

HA VINTO LA DEMOCRAZIA,

HA VINTO IL PARTITO DEMOCRATICO!

L’intervista tripla dei rappresentanti pavesi

intervista_pd

Il Pd da uno è velocemente diventato trino (qualcuno considera davvero Gianni Pittella? Nel caso può leggere la sua mozione cliccando qui), ma l’8 dicembre sarà ricondotto nuovamente a unità, quando le primarie del partito ci indicheranno il nuovo segretario che succederà al traghettatore Epifani. Le idee e le prospettive dei tre candidati più accreditati, in rigoroso ordine alfabetico Civati, Cuperlo e Renzi, potete sentirle e leggerle ogni giorno alla tv, in radio, sul web e sui giornali – e qui trovate i testi delle loro mozioni:CivatiCuperloRenzi  -, noi siamo invece a proporvi la voce dei tre capolista provinciali di Pavia. Il detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” sarà ancora in voga?

Negli incipit delle tre mozioni, le parole che ricorrono più spesso, quali autentici mantra, sono novità e cambiamento. Cambiamento rispetto a cosa? Rispetto al Paese, rispetto al centrodestra, o anche rispetto alla stessa sinistra?

SILVIA GROSSI PER CIVATI – “Le cose cambiano, cambiandole” è lo slogan della campagna di Giuseppe Civati. Trattandosi della campagna congressuale del Pd quel cambiamento di cui si parla è rivolto in principal modo alla sinistra e al partito. Intendiamo cambiare tutta la classe dirigente del Pd e organizzare finalmenteuna sinistra di governo. Va da sé che il rinnovamento, attenzione non la rottamazione e neppure il riciclo, ma proprio il Rinnovamento, non potrà che influenzare positivamente l’intera società.

GIACOMO GALAZZO PER CUPERLO – Cambiamento significa che il PD deve essere all’altezza delle promesse che ha fatto e che ancora non ha del tutto mantenuto. Cambiamento significa che non è più tempo di alleanze grandi nei numeri, ma povere di contenuti: noi dobbiamo avere una collocazione politica precisa e alternativa e cioè quella di un grande partito della sinistra europea, il nostro posto è nel PSE. Cambiamento vuol dire che il PD deve essere un luogo dove la politica ha qualcosa a che fare con la sobrietà, con l’etica e con il costume: la vicenda dei tesseramenti anomali è una ferita alle tante brave persone che tengono aperti i nostri circoli. Cambiamento, infine, vuol dire che il PD deve opporsi alla personalizzazione della politica, che in Italia di danni ne ha già fatti abbastanza. Mi candido con Cuperlo perché su questi punti, che io ritengo decisivi, ha detto le parole più nette.

DANIELE BOSONE PER RENZI – Deve cambiare il modo di fare politica ricreando un nuovo modello di convivenza, il che significa anche creare un nuovo modello politico, sociale e economico. Il lavoro da fare è enorme, altro che vecchie categorie politiche come destra, sinistra o centro… Continua a leggere

fonte www.uaumag.it

Civati alla riscossa

Vince_Civati

Cara elettrice, caro elettore,

chiudiamo gli occhi per un momento, pensiamo al Partito Democratico che verrà dopo l’8 dicembre, quando Giuseppe Civati sarà Segretario del Pd. Perché #vincecivati e le cose cambiano davvero. Gli elettori tornano protagonisti, tornano ad essere chiamati a scegliere sulla politica del loro partito. Abbiamo dimostrato come si fa, siamo stati gli unici in queste settimane che hanno coinvolto le democratiche e i democratici chiedendo loro quello che pensano delle larghe intese, dell’Imu e delle priorità che deve affrontare il Governo del paese. E lo faremo ancora, perché il Pd dopo l’8 dicembre sarà così, o non sarà.

Chiudiamo gli occhi. Solo per un momento, ma poi teniamoli “aperti e asciutti nella notte scura”. Teniamoli aperti perché è arrivato il momento di scegliere il Partito Democratico guidato da Giuseppe Civati. Il partito che la pensa come te, che ha il coraggio di dire ciò che vuole fare per cambiare questo Paese e ha la forza di fare ciò che dice. E’ il Partito Democratico del gruppo di persone e personalità che si sono raccolte intorno a questo entusiasmante progetto politico, che parte dalla vicinanza al famoso territorio, dalle province più trascurate, e arriva al coinvolgimento costante, senza scadenze o cadenze elettorali.

Abbiamo ironizzato sulle campagne che si svolgono solo in televisioneA noi piace parlare con la gente, incontrare gli elettori, ascoltarli. Per questo, ispirandoci a Barack Obama, portiamo avanti da settimane una campagna porta a porta in diverse città del Paese. Ci chiamano “spingitori di primarie” e il risultato ottenuto dai nostri volantini e dal nostro porta a porta è sorprendente: non c’è timore da parte degli elettori nell’aprire le porte ai nostri militanti, i quali hanno raccontato le idee di Pippo Civati e indicato loro il seggio al quale recarsi per votare l’8 dicembre.

Da tempo in questo Paese la politica non bussava alle porte dei cittadini, o forse non poteva permetterselo: i nostri entusiasti volontari sì, questa la prima importante differenza. E’ questo il contatto umano e personale che ci permette di incrociare scampoli di quella vita quotidiana fatta di commissioni da sbrigare, pranzi da preparare, di spese da portare su per le scale, che nel condominio non han messo l’ascensore. Alcuni ti dicono che non ne possono più, che non arrivano a fine mese e questa politica, la stramaledetta politica che sembra andare avanti da sé stessa, proprio non la sopportano più. Ed è per questo che siamo qui, questa è la nostra risposta.

Ilda Curti, dal palco dell’Estragon, ha spiegato che è “ora di riportare nella nostra agenda i temi dei diritti e dell’immigrazione”. Nel partito non li mettiamo mai all’ordine del giorno, li sacrifichiamo. Passata l’emergenza di Lampedusa, “non si parla più di Bossi-Fini”. I Centri di identificazione e espulsione sono luoghi di abolizione dei diritti. “Possibile che gli amici di mia figlia non abbiano diritto alla cittadinanza?”, ricorda Ilda. Siamo un paese che deve costruire la propria identità riconoscendo che siamo frutto di differenze. Ma ci sono differenze di opportunità che il nostro sistema di welfare non sembra in grado di minimizzare.

Pensa in grande Rita Castellani, economista. Dobbiamo dare una risposta a chi il welfare non ce l’ha: giovani, inoccupati, disoccupati. Partiamo con il reddito minimo garantito, con parametri precisi e regole rigorose. Si può fare diversamente e dobbiamo essere esigenti. Per questo abbiamo scelto di impegnarci in politica.

“Ho memoria della storia di Adriano Ferrero”, dice Davide Mattiello. Era un giovane torinese fucilato dai Fascisti davanti a scuola. La memoria dei giovani come lui “ci impone l’etica politica della responsabilità, per questo continuiamo a chiederci chi siano i 101”, spiega dal palco. Non è un vezzo, è responsabilità. Lo dobbiamo ad Adriano Ferrero, dice Mattiello. Lo dobbiamo al nostro paese.

Il nostro paese, e il suo ambiente per molti anni bistrattato dal Pd. “A Reggio Emilia abbiamo spento l’inceneritore costruendo un modello alternativo di trattamento dei rifiuti”, dice Mirko Tutino. Ogni novembre, ricorda, parliamo di dissesto idrogeologico, contiamo i morti delle alluvioni, e il tema del consumo del suolo non entra nell’agenda politica del Paese. Sembra non esserci mai un dibattito, nel Pd.

Dovremmo invece parlare di “come uscire dalla crisi”, ci spiega l’economista Filippo Taddei. Non si reagisce alla crisi cambiando nome all’IMU e alla TARSU. Lavorare oggi non basta più per vivere. Chi guadagna 10 mila euro lordi paga un’aliquota marginale che è il doppio rispetto al 1975. Chi guadagna 30 mila euro lordi paga un’aliquota marginale del 38%. Tutto questo non ha senso. La soluzione c’è. Basta allineare la nostra spesa pubblica ai livelli europei. “Si parla di mantenere l’Italia in Europa, portiamo l’Europa in Italia” aggiunge convinto Taddei. E conclude: “Ci sono persone che sono uscite dalla politica a testa alta, noi con Civati nella politica ci entriamo a testa alta”.

Questo è il Partito Democratico di Giuseppe Civati. Un partito che è rete di competenze, diffuse sul territorio, connesse tra loro e in continuo contatto con i cittadini.

Chiudiamo gli occhi, per un momento. Pensiamo a questo Partito Democratico.
Domenica 8 dicembre vieni a votare.

L’appello di Renzi

Testata_Renzi

L’Italia può diventare in dieci anni il Paese guida dell’Europa. L’Italia può esportare nel mondo la sua bellezza e i suoi prodotti. L’Italia può combattere il declino economico, scommettendo sul futuro. Il tutto a una sola condizione: che la politica faccia le cose sul serio. Come non è avvenuto in questi anni, come non è avvenuto in questi mesi.

La maggioranza si è fatta più piccola e adesso all’opposizione ci sono due professionisti della protesta come Grillo e Berlusconi. O il Governo Letta si mette a fare le cose che servono all’Italia oppure la disoccupazione continuerà a crescere. La crisi continuerà a mordere. E il PD perderà le elezioni. Si dirà: dov’è la novità? Il PD perde sempre le elezioni. Vero, ma vorrei che almeno provassimo a smettere. Come chi combatte con la sigarette: sai, sto cercando di smettere. Se non ci diamo una mossa, chi oggi protesta senza proporre ci stritola. Mi candido e mi metto in gioco perché voglio reagire, perché voglio recuperare la speranza, perché voglio che gli italiani non siano solo orgogliosi del proprio passato. Renderci orgogliosi del futuro: a questo serve la politica.

Credo che questa sia la volta buona. Vi stanno dicendo che tutto è già scritto, che il risultato è già segnato, che non c’è bisogno di partecipare. Vogliono che ve ne stiate a casa, perché se andate a votare lo status quo finisce. Vi prego, ora o mai più. L’8 dicembre abbiamo indetto un referendum sul futuro. E per cambiare l’Italia, bisogna iniziare cambiando il PD.

Vi chiedo di votare per me, certo. Vi chiedo di votarmi prendendo tre impegni.

1. Una radicale riforma delle istituzioni politiche. Legge elettorale chiara come quella per i sindaci, taglio di un miliardo ai costi della politica, regole del gioco che valgono per tutti e non “ad personam”. Il miliardo di euro – certificato – andrà per 500 milioni alla difesa del suolo in un Paese in cui si piangono i morti ma non si interviene sul territorio prima. E per 500 milioni a dare ossigeno, sostegno e anche occupazione nelle aree della disabilità, della marginalità, del sociale. Facciamo sì che la politica dia il buon esempio, facciamo sì che la politica faccia la pace con gli italiani: il taglio di un miliardo di euro è il primo passo.

2. Piano per il lavoro, jobs act. Semplificazione delle regole, garanzie a chi non ne ha (il giovane precario e il cinquantenne cassintegrato sono stati considerati fino ad oggi cittadini di serie B), attrazione degli investimenti e semplificazione delle regole, impiego mirato dei fondi europei. Negli ultimi due mesi i dati della disoccupazione stanno precipitando eppure ci dicono che stia arrivando la ripresa. Ma siamo impazziti? Disoccupazione al 12,7%; disoccupazione giovanile al 42,1%; una donna su due costretta a non lavorare. In questi anni abbiamo fatto molti convegni sul lavoro, ma non abbiamo creato le condizioni perché le aziende creassero posti di lavoro: ora è il momento di cambiare verso.

3. Cambiare le regole dell’Europa. L’Europa è la casa del nostro futuro, ma l’abbiamo lasciata in mano ai tecnici e ai burocrati. Per cambiarla è necessario tenere in ordine i conti, ma portare i nostri valori, che non sono solo valori economici. Un’Europa che sia l’Europa non solo delle banche, ma anche della scuola, del volontariato, del servizio civile, della ricerca, dell’immigrazione, della difesa, dell’energia. Quest’Europa ci serve. Ma senza il contributo dell’Italia e degli italiani non cambierà mai. Basta con il “ce lo chiede l’Europa”, iniziamo noi a dire come vogliamo cambiare le cose.

Questa è la volta buona, ora o mai più.

Il PD è diventato il fulcro del Governo. Siamo la stragrande maggioranza della maggioranza. I nostri alleati (a tempo determinato), anche comprensibilmente, tutto vogliono tranne le elezioni. Io dico: bene, allora mettiamoci alla prova. E mettiamoli alla prova. Vogliono evitare le elezioni perché hanno paura? Benissimo. Allora però governiamo, non rinviamo. Facciamo davvero le cose che dobbiamo fare da vent’anni. Mettiamo tutto il nostro coraggio, la nostra determinazione, la nostra passione. E allora sì che possiamo cambiare verso all’Italia. In questi anni al PD è mancata una guida forte, capace di prendere i voti dei delusi, degli scontenti, dell’altra parte. Ci siamo fatti dettare l’agenda dagli altri, abbiamo inseguito ciò che veniva dall’altra parte. Per favore, adesso basta. Adesso tocca a noi.

Un leader serve, ma non basta. Vi chiedo di dire la vostra, di farvi sentire, di far diventare questa volta la volta buona sul serio. Vi chiedo di scaricare la rubrica del telefono e chiamare uno per uno gli amici e i conoscenti per spiegare perché andrete a votare alle primarie: anche questa è buona politica. Vi chiedo di darci un contributo di idee o economico (abbiamo raccolto al momento circa 80mila euro: se siamo per l’abolizione del finanziamento pubblico, poi si deve essere coerenti e trasparenti): il sito www.matteorenzi.it è a vostra disposizione. Vi chiedo di organizzare un tavolino in piazza sabato 7 dicembre ultimo giorno della campagna elettorale e di andare incontro alle persone spiegando i motivi per cui vogliamo cambiare verso. Io vado in tv, giro per i teatri, cammino nelle strade della mia città, mi metto in gioco fino in fondo. Se vinciamo noi ho detto chiaro che cosa cambia, ho detto chiaro che cosa faremo. Ma per vincere ho bisogno del contributo di chi vuole davvero cambiare l’Italia.

Qualcuno va in piazza per il Vaffa Day, il giorno dell’insulto.
Qualcuno insegue i ricordi di questi incredibili 20 anni.
Qualcuno fa le primarie e ci mette la faccia.

Se vi va, stavolta è la volta buona.

Un sorriso,
Matteo
http://www.matteorenzi.it

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