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La vera Bolognina è quella di Renzi

Nel 1989 il Pci avrebbe dovuto ammettere che Craxi aveva ragione e che l’ideologia comunista non aveva più nulla da dire al secolo nuovo. È accaduto solo oggi, venticinque anni dopo

All’epoca dei fatti – l’autunno del 1989, venticinque anni fa – la “svolta” di Occhetto esplose nel Pci come una bomba termonucleare: per molti fu un lutto immedicabile, da cui non si sarebbero mai ripresi; per altri fu l’aprirsi di una speranza poi andata delusa; per molti altri (la maggioranza) fu un espediente necessario per continuare a far politica dopo il crollo del Muro di Berlino.

A 25 anni dalla caduta del Muro Berlino guida l’Europa
Oggi molte cose sono cambiate, e l’avvento di Renzi alla guida della sinistra italiana si può anche leggere come lo scioglimento definitivo, reale e irreversibile del Pci, e dunque come l’inveramento storico della “svolta”. Ma quel gesto improvviso (e l’anno e mezzo di discussioni laceranti che ne seguiranno) restano ancora nella memoria come un punto di non ritorno: una dissolvenza, una fine – sebbene Occhetto parlasse allora di “nuovo inizio”. Continua leggere

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Ddl Province, ok della Camera tra urla e tensioni

Via libera dell’aula della Camera al ddl province. I sì sono stati 277, i no 11, gli astenuti 7. Hanno votato a favore Pd, Nuovo centrodestra, Scelta civica, Per l’Italia; contro Lega e Sel; M5S non ha partecipato al voto tentando di far scendere il numero legale, ma invece si va avanti.

Il ddl del ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, passerà all’esame del Senato. Se diventerà legge, i consigli provinciali diventeranno assemblee di sindaci (verranno eliminati stipendi a giunte e consiglieri), istituirà 9 città metropolitane e regolerà la fusione dei comuni.

«La Camera questa notte ha approvato il ddl di riordino delle città metropolitane, province, unioni e fusioni dei Comuni, che ora andrà al Senato», scrive su Facebook il ministro Delrio, che rivendica: «Il ddl  è passato con 277 sì dei deputati e delle deputate della maggioranza, 11 voti contrari, soprattutto Sel. Sono usciti dall’aula senza votare Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Dopo tanti anni di attesa, un passo avanti enorme per semplificare i livelli amministrativi del paese ed essere più vicini a cittadini e imprese». Continua a leggere