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La vera Bolognina è quella di Renzi

Nel 1989 il Pci avrebbe dovuto ammettere che Craxi aveva ragione e che l’ideologia comunista non aveva più nulla da dire al secolo nuovo. È accaduto solo oggi, venticinque anni dopo

All’epoca dei fatti – l’autunno del 1989, venticinque anni fa – la “svolta” di Occhetto esplose nel Pci come una bomba termonucleare: per molti fu un lutto immedicabile, da cui non si sarebbero mai ripresi; per altri fu l’aprirsi di una speranza poi andata delusa; per molti altri (la maggioranza) fu un espediente necessario per continuare a far politica dopo il crollo del Muro di Berlino.

A 25 anni dalla caduta del Muro Berlino guida l’Europa
Oggi molte cose sono cambiate, e l’avvento di Renzi alla guida della sinistra italiana si può anche leggere come lo scioglimento definitivo, reale e irreversibile del Pci, e dunque come l’inveramento storico della “svolta”. Ma quel gesto improvviso (e l’anno e mezzo di discussioni laceranti che ne seguiranno) restano ancora nella memoria come un punto di non ritorno: una dissolvenza, una fine – sebbene Occhetto parlasse allora di “nuovo inizio”. Continua leggere

Parola di Matteo Renzi

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02 settembre 2014
eNEWS 384

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Proviamo a tenere il ritmo mensile delle enews e grazie a tutti quelli che si sono fatti vivi. Fatico a rispondervi, ma vi leggo. E già questo è per me molto importante.

Spero che abbiate fatto buone vacanze, per chi ha potuto farle. Per me è stato un mese ricco di impegni con alcuni passi in avanti importanti, a partire dall’approvazione della riforma costituzionale e di alcuni provvedimenti di legge molto attesi (decreti PA e competitività) per arrivare all’approvazione in consiglio dei ministri del pacchetto di riforma della giustizia e del così detto Sblocca Italia.

Non vi faccio l’elenco delle cose fatte perché l’enews non serve a questo e altrimenti vi verrei a noia. Condivido con voi solo alcune emozioni.

1. Il 18 agosto sono stato a Baghdad e Erbil. Ci sono andato per dire che l’Europa non è solo spread e vincoli di bilancio, parametri e quattrini, ma innanzitutto valori e dignità. Chi ha fatto l’Europa pensava alla pace e alla dignità dell’uomo dopo gli orrori dei totalitarismi. Per questo il presidente di turno dell’Europa mentre si fucilano bambini perché appartengono a famiglie di una religione diversa, si rapiscono e violentano ragazze, si compie quello che tecnicamente è un genocidio, beh il presidente di turno dell’Europa non sta a guardare. La mia visita in Iraq e nella zona di Erbil resterà impressa nel mio cuore a lungo. Non si spiegano in un messaggio che non suoni retorico le impressioni, i suoni, gli odori, le voci di un campo profughi. Voglio però che sappiate che se sono tornato a casa commosso, colpito, triste, preoccupato c’è stato in me uno spazio di orgoglio per aver rappresentato l’Italia. Ci vedono come portatori di speranza. Sono riconoscenti ai nostri volontari e alle nostre organizzazioni che si fanno in quattro per dare una mano. Devono in alcuni casi la vita ai nostri medici. Per cui quando dicono Italia loro dicono speranza e gratitudine. Credo che tutti, io per primo, dovremmo esserne più consapevoli.

2. I dati economici ci hanno consegnato un’Europa in difficoltà. C’è una crisi globale della zona Euro che fa molto riflettere. Per dire: il dato negativo italiano sulla crescita del secondo trimestre, che tanto ha alimentato il dibattito nella prima metà di agosto a casa nostra, è esattamente identico al dato tedesco: -0,2%;. Mal comune, mezzo gaudio? Macché: mal comune, doppio danno. E la Germania si può permettere piccole battute d’arresto con molta più tranquillità dell’Italia che viene da anni di crisi molto dura (nel 2012 il nostro risultato è stato -2,4%, nel 2013 -1,9%, adesso siamo al -0,2% ma ovviamente non basta). E allora? Che dobbiamo fare? Mi pare che la partita in Europa sia ben impostata, con tre paletti:

a) la commissione di Juncker, grazie anche alla pressione del Pse, ha promesso 300 miliardi di investimenti, e tutti sappiamo quanto ne abbiamo bisogno dalle scuole alle infrastrutture tecnologiche, dalla ricerca all’innovazione tecnologica;

b) la Banca Centrale Europea libererà da questo mese 200 miliardi per le banche purché questi soldi vadano alle imprese (le piccole e medie imprese che si vedono negare un finanziamento o sono costrette a rientrare all’improvviso sono il vero elemento di sofferenza nel nostro Paese);

c) l’Italia deve fare le proprie riforme, dalla giustizia civile alla pubblica amministrazione senza guardare in faccia nessuno. Già. Noi guardiamo negli occhi tutti, ma non guardiamo in faccia nessuno. Questa è la strada ed è il motivo per cui siamo al Governo. Con gli investimenti finalmente sbloccati, le banche che tornano a prestare e l’Italia che fa le riforme attese da vent’anni, noi in mille giorni riportiamo il nostro Paese dove deve stare: a fare la locomotiva, non l’ultimo vagone. Il 41% ci serve a questo: cambiare verso, in Italia come in Europa. Lo stiamo facendo con il ritmo di chi sa che per arrivare ci vuole il passo del maratoneta, ma anche di chi è dettato da una sana urgenza che non ti lascia ad aspettare il futuro, ma te lo fa costruire oggi. Per chi è interessato il sito passodopopasso.italia.it è uno strumento che va in questa direzione .

3. La scuola. L’Italia tra vent’anni non sarà come l’avranno fatta i decreti attuativi della ragioneria dello stato o le interviste dei ministri o gli editoriali dei professori. L’Italia sarà come l’avranno fatta le maestre elementari, gli insegnanti di scuola superiore, le famiglie che sono innanzitutto comunità educanti. Ecco perché noi non facciamo l’ennesima riforma della scuola. Noi proponiamo un nuovo patto educativo. Lo presenteremo ufficialmente domani alle 10 sul sito passodopopasso.italia.it Conterrà alcune idee nel merito per rendere la scuola sempre più strumento di crescita per il giovane cittadino. Ma anche strumento di crescita per il Paese. Si tratta di proposte, non di diktat prendere o lasciare. Proporremo agli insegnanti di superare il meccanismo atroce del precariato permanente e della supplentite, ma chiederemo loro di accettare che gli scatti di carriera siano basati sul merito e non semplicemente sull’anzianità: sarebbe, sarà, una svolta enorme. Chiederemo alle famiglie e agli studenti se condividono le nostre proposte sui temi oggetto di insegnamento, le materie, quelli che quando andavamo a scuola noi chiamavamo il programma: dalla storia dell’arte alla musica, dall’inglese al coding. Chiederemo ai presidi di fare di più, aumentandone competenze e responsabilità, ma anche snellendo la struttura amministrativa attraverso un percorso di digitalizzazione procedurale spinta. Metteremo più soldi, ma facendo comunque tanta spending review: perché educare non è mai un costo, ma gli sprechi sono inaccettabili soprattutto nei settori chiave. Dal 15 settembre al 15 novembre ascolteremo tutti, a cominciare dagli studenti che sono per noi protagonisti, non spettatori. Nella legge di stabilità ci saranno le prime risorse e da gennaio gli atti normativi conseguenti. Nel frattempo continueremo a investire sull’edilizia scolastica, sbloccando il patto a quei comuni che hanno progetti seri, cantierabili, come è accaduto dopo la mia lettera di inizio mandato. Abbiamo ricevuto tante email dai sindaci alle quali stiamo dando concretamente risposta. Chi mi conosce dai tempi di Firenze sa che per me la scuola è alfa e omega di tutto. Solo che la scuola non si cambia con un decreto, ma coinvolgendo famiglie, studenti, insegnanti, presidi, tecnici, amministratori locali. Noi le riforme le facciamo così. Domani, alle 10, su passodopopasso.italia.it

Pensierino della Sera. Federica Mogherini è stata indicata Alto Rappresentante della Politica Estera europea e primo vicepresidente della commissione. Si tratta di un incarico di grande responsabilità e sono molto convinto che Federica farà un ottimo lavoro perché è competente, tenace, preparata. Credo anche che la nomina di Mogherini sia un simbolo. Perché è una giovane donna che fa politica in Italia. Non sempre alle giovani donne è stato consentito di fare politica. Specie in Italia. Invece credo che una delle caratteristiche della fase che il nostro Paese sta vivendo sia proprio l’apertura a una classe dirigente nuova. Vorrei essere chiaro: io non ho fatto il tifo per la rottamazione perché volevo fare qualcosa di nuovo rispetto a quelli di prima. Io ho fatto il tifo per la rottamazione perché volevo fare qualcosa di meglio rispetto a quelli di prima. Su questo saremo giudicati, non su altro. M a c’è un dato inoppugnabile. Per anni in Europa si è dipinta l’Italia come il Paese nel quale i soliti noti fanno e disfano e in alcuni casi si è cercato di dare una rappresentazione di macchietta alla classe politica del nostro Paese. Federica farà bene perché è brava, competente e capace. Ma facendo bene ci aiuterà anche a vincere lo stereotipo. L’Italia è fatta di tante storie diverse, anche più giovani rispetto alla media europea e affida alle sue donne la guida di settori strategici. Per l’Italia e per l’Europa.

Un sorriso,
Matteo

PS. Per ragioni di sicurezza mi capita talvolta di girare in elicottero. Ovviamente non ci ero abituato. E dunque ogni giorno mi stupisco di una cosa che forse potrà sembrarvi piccola e banale. Ma per me non lo è. La sintetizzo così: mamma mia, quanto è bella l’Italia vista dall’alto. Certo, si vede anche qualche strafalcione urbanistico mentre si vola. Ma quanta bellezza nelle nostre valli, nelle nostre città, nei nostri paesaggi. Essere all’altezza di questa bellezza è quasi un’avventura. Ma questa è la nostra sfida e noi la affrontiamo con umiltà, ma senza paura.

Festa Nazionale 27 ago-7 set.

Festa_nazionale_bologna_2014“La scelta di quattro mani, quelle di un bambino e quelle di un adulto, descrivono con un’immagine immediata l’idea guida dello slogan. Un concetto semplice ma impegnativo: non può esistere rivoluzione, o cambiamento, o rottamazione, senza un rapporto dialettico con il passato – afferma il responsabile della comunicazione, Francesco Nicodemo – Non può esistere un futuro solido senza un patto virtuoso tra le generazioni, un patto reso attraverso una frase secca: «che storia, il futuro!»”.

Festa de l’Unità: un nome che sa di storia, che affonda le radici in un passato lontano nel tempo ma che è restato e resta vivo nei cuori di tantissime persone, quelle persone che, quando la primavera si affaccia e le date storiche del 25 aprile e I maggio si avvicinano, cominciano a “scaldare i motori”.

Sono tante, tantissime le Feste che durante tutta l’estate animano le piazze e le strade di tanti comuni italiani, impareggiabili momenti di aggregazione, di dibattito politico, di musica, divertimento e buona cucina. È una cosa che sappiamo fare bene, che ci riesce naturale, che è nel nostro DNA, perché ritrovarsi, confrontarsi e a volte anche scontrarsi fa parte della nostra tradizione, della nostra storia politica e sociale.

Quella del Volontario non è una professione, non si percepisce alcun compenso se non quello della soddisfazione per aver contribuito alla realizzazione di un evento unico, di essere stati per un mese come per un giorno artefici di qualcosa di importante e soprattutto di essere stati parte di un “tutto” omogeneo e inscindibile. I Volontari sono questo, ingranaggi di un meccanismo perfetto e ben funzionante, tutti importanti, tutti fondamentali allo stesso modo, da chi si occupa della friggitrice a colui che sta alla cassa del ristorante, da chi fa la vigilanza notturna a chi sta dietro all’organizzazione dei dibattiti e degli spettacoli. È proprio questo il bello, sentirsi uniti ed uguali.

Quest’anno il Segretario Matteo Renzi, dopo sei anni di Feste Democratiche, ha deciso di ritornare al nome che per anni ha contraddistinto tutto ciò.

E quale miglior location, per organizzare la Festa nazionale de L’Unità, di Bologna che a quel nome non aveva mai rinunciato?

Tutto ruota, intorno al concetto di “unità”, di “passato” e di “futuro”. Anche nel manifesto è stata data centralità a questi concetti. Tutto il layout ruota intorno alla parola “unità” e le mani che la circondano, da un punto di vista grafico, ne sono la cornice e il sostegno.

P.C. e A.V.

fonte: partitodemocratico.it

Come funziona l’Italicum

SOGLIE DI SBARRAMENTO

Sono tre le soglie di sbarramento che la nuova legge stabilisce: una per le coalizioni al 12 per cento; una per i partiti coalizzati al 4.5 per cento; la terza per i partiti che corrono da soli all’8 per cento. Le soglie sono uno dei punti più contestati dai partiti più piccoli visto che i loro voti, se in coalizione, contribuiranno all’ottenimento del premio di maggioranza ma non prenderanno seggi senza superare il 4.5 per cento.

LISTINI BLOCCATI E MULTICANDIDATURE

Le liste restano bloccate. Saranno però listini molto corti con un minimo di tre e un massimo di sei candidati. La parità tra uomo e donna, pur essendoci una norma sul 50 e 50 nelle liste, resta comunque disattesa perché gli aspiranti parlamentari saranno inseriti in base al principio di due candidati di un genere alternati al candidato del genere opposto. Le donne contestano il fatto che non essendoci quote rosa garantite per i capilista non saranno equamente rappresentate come gli uomini visto che in genere sono i primi della lista a poter contare su un’elezione sicura. Possibili le pluricandidature fino a un massimo di otto. Continua a leggere
fonte Partito Democratico

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Voucher leva leva civica 2014

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PERCORSI DI CITTADINANZA ATTIVA PER I GIOVANI

Le domande possono essere inoltrate dalle ore 10.00 del 6 marzo e non oltre le ore 12.00 del 21 marzo 2014

Finalità: favorire esperienze di formazione per i giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni non compiuti, residenti o domiciliati in Lombardia, attraverso la partecipazione alla vita della comunità locale. Ciascun progetto presentato potrà beneficiare di un cofinanziamento di Regione Lombardia di 3.900,00 euro pari al 60 % del valore del progetto. Saranno attivabili 500 voucher a favore di altrettanti giovani per creare esperienze formative da realizzare negli enti locali, nei diversi ambiti di attività in cui gli stessi operano. I progetti presentati dagli enti locali potranno essere programmati d’intesa con associazioni, cooperative, scuole e oratori.
Beneficiari: Comuni, Unioni o Consorzi di Comuni e Comunità montane.
Scadenza: bando ad esaurimento fondi, le domande possono essere inoltrate dalle ore 10.00 del 6 marzo e non oltre le ore 12.00 del 21 marzo 2014esclusivamente on-line
Linkbando Voucher leva civica regionale 2014 (94 KB) PDF

Lega e forza Italia in Lombardia rompono il fronte delle Regioni

testata

Grazie a Renzi e al PD il cantiere delle riforme è aperto, la Lombardia non stia a guardare.
Le riforme che il Paese attende da tempo saranno fatte in questa legislatura. Non è solo una scommessa del Pd, è un impegno preciso dichiarato agli elettori. Ma proprio perché si fa sul serio, chi è sempre stato riformatore solo a parole, conservatore nei fatti, oggi tenta di mettersi di traverso. È successo martedì in Consiglio regionale, dove la maggioranza, ben divisa al suo interno, ha deciso di approvare una mozione per dire no al decreto Delrio e per condizionare il tavolo delle riforme. Ben inteso, la Lombardia avrebbe tutto l’interesse a chiedere di partecipare al tavolo delle riforme e un modo ci sarebbe stato: approvare il documento uscito dalla conferenza dei presidenti dei Consigli regionali. Il Pd l’ha proposto, martedì in Aula, ma la maggioranza ha preferito salvaguardare il difficile accordo al suo interno, votando un documento che “si rifà agli argomenti demagogici della campagna elettorale di Maroni anziché favorire una posizione unitaria”, spiega il segretario regionaleAlessandro Alfieri, che aggiunge: “Grazie a Renzi e al PD il cantiere delle riforme è aperto, sarebbe sbagliato rispondere con una mera difesa corporativa. Nelle Regioni sono stati compiuti errori, e non solo nell’utilizzo delle risorse, ma anche nell’incapacità di utilizzare gli spazi legislativi che già la normativa mette a disposizione, preferendo strade demagogiche e velleitarie come la macroregione e il 75% delle tasse. Oggi c’è la possibilità di cambiare davvero, la Lombardia deve scegliere se stare con il cambiamento o con la conservazione”.

Un anno e… si torna al punto di partenza

testataA un anno dalle elezioni sembra di essere tornati in campagna elettorale. Il dibattito sulle riforme istituzionali, che ha visto impegnato il Consiglio per due intere sedute nel mese di febbraio, ovvero la metà del tempo passato in aula, più che produrre una convergenza su una comune presa di posizione a vantaggio dei cittadini lombardi, ha visto il ritorno della maggioranza alle posizioni sostenute da Maroni nella campagna elettorale di dodici mesi fa.
Il presidente del Consiglio regionale Cattaneo aveva giustamente insistito perché si parlasse del destino delle regioni e si costruisse una posizione comune per sottolineare come ogni tentazione di ritorno al centralismo non sia compatibile con un corretto ed equilibrato funzionamento della macchina pubblica. Il Pd non si è sottratto alla fatica di trovare una sintesi, nonostante le evidenti forzature e fughe in avanti di stampo leghista. Nella prima seduta dedicata alle riforme si era giunti alla votazione di un documento comune che ribadiva la necessità di un coinvolgimento delle regioni nel percorso delle riforme istituzionali e l’opportunità che fosse loro affidata la determinazione dei livelli amministrativi che saranno chiamati a gestire le funzioni di area vasta una volta superate le province. Una strada precisa e non equivoca, rafforzata, tra l’altro, dal documento approvato dalla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali che rappresenta con chiarezza una posizione comune di tutte le regioni italiane. Continua a leggere

Avevamo detto no webtax. Siamo stati di parola

899PFVDN0RM38“Nel provvedimento che abbiamo approvato è contenuta la cancellazione della cosiddetta web-tax”. Lo ha reso noto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, al termine della riunione del Cdm nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.

“Rimossa la web tax, ne riparleremo in un quadro di normativa europea”. Così il premier Matteo Renzi su Twitter replica, dopo il Consiglio dei ministri, a chi gli chiede se il governo ha cancellato o sospeso la web tax.

“Avevamo detto no webtax. Siamo stati di parola”.  Continua a leggere