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La vera Bolognina è quella di Renzi

Nel 1989 il Pci avrebbe dovuto ammettere che Craxi aveva ragione e che l’ideologia comunista non aveva più nulla da dire al secolo nuovo. È accaduto solo oggi, venticinque anni dopo

All’epoca dei fatti – l’autunno del 1989, venticinque anni fa – la “svolta” di Occhetto esplose nel Pci come una bomba termonucleare: per molti fu un lutto immedicabile, da cui non si sarebbero mai ripresi; per altri fu l’aprirsi di una speranza poi andata delusa; per molti altri (la maggioranza) fu un espediente necessario per continuare a far politica dopo il crollo del Muro di Berlino.

A 25 anni dalla caduta del Muro Berlino guida l’Europa
Oggi molte cose sono cambiate, e l’avvento di Renzi alla guida della sinistra italiana si può anche leggere come lo scioglimento definitivo, reale e irreversibile del Pci, e dunque come l’inveramento storico della “svolta”. Ma quel gesto improvviso (e l’anno e mezzo di discussioni laceranti che ne seguiranno) restano ancora nella memoria come un punto di non ritorno: una dissolvenza, una fine – sebbene Occhetto parlasse allora di “nuovo inizio”. Continua leggere

Parlare chiaramente

In Aula è andato il Ministro dell’Interno e ci andrà il Presidente del Consiglio. A loro spetta la responsabilità di illustrare i fatti. Già qualche settimana fa Letta ha chiesto a un ministro di farsi da parte. Sarà lui, che è il primo ministro, a decidere cosa sia più opportuno fare e se le spiegazioni offerte siano convincenti. Su questa partita aspettiamo cosa dirà Enrico Letta nella sede suprema, che è quella del Parlamento. Personalmente penso che in questi casi dire la verità sia l’arma più potente per un politico. Raccontare come sono andate le cose, assumersi le responsabilità, parlare con il linguaggio della chiarezza è un investimento di credibilità per l’oggi e per il domani. Sono certo che il nostro Presidente del Consiglio non mancherà di parlare chiaramente, qualunque strada decida di percorrere.
Così l’attuale premier quando c’era il premier di prima (il ministro è rimasto lo stesso). Tutto giusto, infatti ci saremmo aspettati che ieri Alfano spiegasse e, invece, si è concesso un intervento autocelebrativo senza rispondere – come gli è già capitato per il caso sopra richiamato – ad alcuna domanda. La mozione di sfiducia era scritta male e conteneva passaggi molto discutibili, ma ancora peggiore (anche perché inesistente) è stata la risposta di Alfano, che si è addirittura permesso di dire che non c’è alcuna discrepanza tra la versione di Zoro (per capirci) e la sua, nonostante le osservazioni di Carlo Bonini, tra le moltissime altre, dimostrassero esattamente il contrario. Per questo motivo, ho deciso di votare la sfiducia al ministro. Avevo atteso una settimana per conoscere l’opinione del premier in proposito, ma questa volta non ha avuto il risalto di quell’altra volta, diciamo così.

fonte http://www.ciwati.it

Serracchiani: “Rispetto dei ruoli: decide il governo, non i sindacati”

«Il Governo deve fare le riforme. In fretta. Ma si pretende anche chiarezza e rispetto dei ruoli. Il cambiamento deve avvenire su molti fronti compresi settori delicatissimi come il lavoro. Ascoltare sì, sempre: però a decidere dev`essere chi governa».

Debora Serracchiani, presidente del Friuli-Venezia Giulia e vice di Matteo Renzi alla segreteria nazionale del Pd, smorza i toni della durezza che anima le parole del premier, ma non modifica la sostanza.

Presidente, Renzi ha detto a Brescia che qualcuno vuole spaccare il Paese. Ma per la verità il premier ha tutta l`aria di non disprezzare il muro contro muro.

«Il sindacato può, anzi deve collaborare a risolvere il problema di tutto il Paese: creare posti di lavoro. Il dialogo in realtà non è mai venuto meno, ma con metodi e luoghi appropriati. Nessuno vuole il conflitto».

Come dire: non si devono allargare?

«A noi serve un dialogo positivo, non una rottura. Abbiamo bisogno di contributi d`idee, è innegabile. Tuttavia è difficile maturare una condivisione sul lavoro quando ci si ritrovi attorno al tavolo su posizioni diametralmente opposte. In ogni caso alla fine chi deve mettere in campo politiche efficaci per l`occupazione e le imprese è il Governo, nessun altro».

Eppure la Cgil contesta proprio la mancanza di confronto.

«Ci siamo sempre stati ai tavoli propri e importanti. Nessuno si è mai sottratto». Continua a leggere →

Bonus Bebè

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Il lavoro non è un gioco

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“Se vogliono contestare il governo lo facciano” senza fare del mondo del lavoro “un campo di gioco di uno scontro politico. Si affrontino le questioni del Jobs act. Se si vuole attaccare il governo ci sono altre strade, senza sfruttare il dolore dei disoccupati e dei precari, perché il mio cuore è con loro: l’unico modo di vincere la disoccupazione è quello di creare posti di lavoro, di far dimagrire i politici e la politica”, afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervenendo all’assemblea degli industriali a Brescia.

“C’è l’idea di fare del lavoro il luogo dello scontro, mettendo uno contro gli altri. Ma questa è una delle idee che ha bloccato l’Italia, per 20 anni. Non esiste una doppia Italia, esiste solo un’Italia di chi vuole bene ai propri figli. Vogliono contestare il governo o il premier? Se vogliono contestare, lo facciano, ma non usino il mondo del lavoro come un campo di gioco di una partita politica, usando chi è senza lavoro”. Continua a leggere

La buona scuola

0167E9U8395QLNon una riforma, non un adempimento burocratico, non un libro dei sogni.

Un patto, semplice e concreto.

L’Italia cambierà solo se noi metteremo al centro la scuola.

Noi possiamo mettere al centro la scuola solo se lo facciamo assieme agli studenti, ai professori, ai dirigenti scolastici, alle famiglie, al personale tecnico.

Il Parlamento può cambiare una legge. La scuola può cambiare un Paese.

Noi siamo pronti a fare la nostra parte, cambiando tutte le leggi che vanno cambiate.

Ma vi proponiamo di aiutarci a cambiare il Paese.

Come?

Molto semplice.

Qui trovate il rapporto sulla scuola, con le idee del Governo.

Dal 15 settembre al 15 novembre andremo scuola per scuola, aula per aula a raccogliere le vostre opinioni. Scriveteci, criticateci, diteci la vostra. Coinvolgetevi. Sono anni che fanno le riforme passando sopra la vostra testa. Stavolta, no. Vogliamo affrontare questa sfida insieme.

Noi vi proponiamo i dodici punti che trovate nell’elenco allegato: mai più precari, dal 2016 solo concorsi, basta supplenze, la scuola fa carriera, la scuola si aggiorna, scuola di vetro, sblocca scuola, scuola digitale, cultura in corpore sano, le nuove alfabetizzazioni, fondata sul lavoro, la scuola per tutti tutti per la scuola. Trovate i singoli punti nel documento allegato. Leggetelo, approfonditelo, discutetelo.

Poi nella legge di stabilità entro l’anno mettiamo i soldi che servono, per questo progetto e per l’edilizia scolastica. Da gennaio i testi di legge. Il 2015 – dopo una lunga discussione – diventa l’anno della sfida.

Vi propongo un patto, un patto educativo.

Noi sul tavolo mettiamo le idee che vedete e tutto il coraggio che abbiamo, per evitare il coro di lamentela dei rassegnati e dei cinici che già dicono: “Tanto non cambia mai nulla”

A voi chiedo di essere protagonisti e non spettatori.

Chi vuole bene all’Italia vuole bene alla scuola. Renderla più giusta e più rispettata è il nostro obiettivo. Lo facciamo insieme?

Matteo Renzi

matteo@governo.it

Scarica il Rapporto La Buona Scuola o leggi il
Rapporto sulla scuola

fonte Partito Democratico

Programma Festa de L’UNITA’ nazionale

Programma_festa_unità_nazionale_2014

Tutti gli appuntamenti con un click: www.festaunita.it

Segui o rivedi i dibattiti su: youdem.tv

l programma completo della Festa Nazionale e Provinciale de L’Unità di Bologna.

Per visionare la versione sfogliabile attendere qualche istante il caricamento qui sotto.
Per la versione PDF clicca qui.

Guerini: “Confronto a settembre con coraggio e senza pregiudizi. La sede giusta è il Jobs act”

Lo Statuto dei lavoratori cambierà, ma nel decreto «Sblocca Italia» non c’è spazio per la modifica dell’articolo 18. Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, assicura che il governo non intende pelare entro agosto la patata bollente che Angelino Alfano ha gettato sul tavolo del premier. A settembre però la questione si porrà: «Con coraggio e senza pregiudizi». Cancellerete l’articolo 18 per i nuovi assunti già nel decreto sblocca Italia, come chiede Alfano? «Innanzitutto c’è un problema di metodo. Temi così delicati e significativi non possono essere buttati dentro la discussione infilando un emendamento in un decreto in corso di conversione. L’articolo 18 c’entra poco con la materia in oggetto e si rischia di accendere una polemica dove ciascuno di noi pianta bandierine, ma non si fanno passi in avanti». Ncd e Forza Italia fanno asse, spronano Renzi ad abbattere il «totem» che da anni fa litigare destra e sinistra… Continua a leggere

fonte Partito Democratico

La riforma in 13 punti

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Renzi: #italiariparte

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